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BRUNO DONADEL – La dolce solitudine della pittura.

 

C’è un sentimento nostalgico che emerge dai quadri di Bruno Donadel. Un ricordo passato di vita semplice, di immersione fanciullesca nella natura, un respiro primitivo dell’esistenza alimentato da uno stato puro di grazia. E poi un crepuscolo dolce all’orizzonte, il volgere del giorno che porta quiete, silenzio , immobilità. Acqua, aria, spazi verdi, mucche al pascolo, contadini in lontananza verso casa. L’atmosfera sfocata aumenta la visione estatica del paesaggio ma il segno, tutt’altro che evanescente, si regge su un tessuto solido, rapido ed incisivo in cui colgo un'espressività sottilmente inquieta che probabilmente tende a svelare le fragilità dell'esistenza umana. A poche settimane dalla sua morte osservo nuovamente la vasta produzione di questo originale autore e mi accorgo con stupore che Donadel era un pittore appassionato, viscerale, forse istintivo ma sicuramente attento allo spessore della materia, ai contrappunti del colore, ad uno stile in equilibrio tra intelletto ed emozione. Ogni quadro segna con vigore questo temperamento e ne definisce soprattutto il desiderio di libertà . Nel rifiuto di condizionamenti dati dal gusto o dal mercato, Donadel ha sempre mantenuto questa scelta per riscoprire ogni volta la purezza di spirito cui volgeva la sua arte. Ecco perché la struttura e la sintesi accompagnano con coerenza i suoi temi: il tratto si fa incisivo e nel contempo delicato nel senso che aderisce perfettamente all’”umore” dei soggetti vissuti sempre non nella loro apparenza ma nella sostanza. L’arte di Donadel è dunque il motore di un'energia che nasce dalla vita stessa, nel bene e nel male, e si trasforma in creatività, in osservazione puntuale trasfigurata da una nuova dimensione vitale e potente che assorbe tutti gli aspetti più variabili della natura. Il sussulto nato dalla contemplazione della realtà campestre trova una propria, meravigliosa, rivelazione. Le intense sfumature delle stagioni segnano la memoria dei borghi pedemontani, la vita rurale viene pervasa da una dimensione lirica coinvolgente , fatta di piccoli gesti, di transiti fuggevoli, di atmosfere pacate e senza tempo che spiccano anche nelle evanescenti nature morte. Donadel si affida a una espressione dolce e contemplativa, per certi aspetti aurorale: il segno si modifica nella struttura per farsi sciolto, irreale, a seguire un gesto consapevole che fa muovere il polso in modo da cogliere l'empito di un'emozione, l'improvviso trasalimento che traspare dai bei volti “vissuti” dei vecchi. La corrispondenza tra anima e storia è sempre presente. Forse Donadel sta ancora dipingendo nella sua casa a Farra di Soligo nel Trevigiano nascosto fra il verde del suo giardino, fragrante e denso di luci al tramonto, di memorie lontane, di umori lievi catturati dal colore, sensuale e malinconico …..

Dicembre 2018 Gabriella Niero