Oltre. Opere 2004 2015

Oltre. Opere 2004 2015

Pietrasanta, Chiesa Sant'Agostino | 14 febbraio 2015 - 15 marzo 2015

a cura di Giuseppe Cordoni e Marco Goldin

Oltre. Opere 2004 2015 è il titolo della mostra che il Comune di Pietrasanta, città di nascita dell’artista Francesco Stefanini, ha organizzato nella Chiesa di Sant’Agostino. Nella prestigiosa sede sono state esposte più di 30 di opere (dipinti e pastelli), alcune anche di grande formato, realizzate dal 2004 al 2015.

Scrive Stefanini nell’introduzione al catalogo: “...Presenterò in questa occasione un segmento di un percorso, più mentale che reale, partendo da “ Finestra” del 2004. Le assegnerò il ruolo di aprire la mostra sulle altre opere, realizzate in un “viaggio” di più di quindici anni, che si concluderà con “Oltre” del 2015. Dipinto che chiude e contemporaneamente apre di nuovo il percorso ancora in atto: andare oltre, incamminarci senza sosta, con gli inevitabili tormenti e improvvisi bagliori, nei tortuosi e complicati sentieri della pittura.

L’esposizione, patrocinata dal Gruppo Euromobil, si è articolata in 11 sezioni e, in riferimento ai dipinti di una di queste, Marco Goldin in Undici frammenti per Francesco scrive: “Oltre.

Non afasia, non sospensione della parola che è pittura, che è colore. Nulla di tutto questo. Ma desiderio di rappresentare ciò che mai si è lasciato rappresentare. L’oltre, l’al di là dalla soglia, una visione misteriosa e segreta in anticipo sul tempo. Forse previsione del futuro, oppure solo veggenza. O pre-veggenza. La pittura nata povera nelle caverne preistoriche per scacciare le paure, rappresentandole, torna al suo punto d’origine, al punto della sua origine. E partendo da una stanza, Francesco si spalanca, nascondendosi. Aprirsi con il colore a un altrove. Il colore può posare una tela su un cavalletto. Faceva così anche Rothko nel suo studio di New York. La pittura era come una preghiera.”

E così scrive Giuseppe Cordoni in Oltre l’apparente evidenza delle cose. Lettera all’amico-pittore Stefanini in catalogo:

“Mio carissimo amico…E con grande pazienza sulla tela progettavi e edificavi dimore per l’anima che, lì al buio in ciascuno di noi, smania d’uscir fuori e rivelarsi ad un’altra che infine la comprende. Non il volto del mondo ma l’emozione che incide nel ricordo il suo transito inafferrabile era l’oggetto d’ogni tua ricerca. Cosicché soltanto l’emozione ritrovata veniva ad abitare in ogni tela. E in quel suo tornarti alla luce, persino a tua insaputa, inseguivi chissà che religiosa trascendenza. Come un palombaro che si cali in un abisso, tu emergere ne facevi l’aldilà dell’al didentro Da trent’anni, di felice sorpresa in sorpresa, con quale gioia ho assistito a questa tua attenta e disarmata confidenza con l’enigma dell’ombra e della luce.”