Monet, la Senna, le ninfee. Il grande fiume e il nuovo secolo

22 ottobre 2004 – 20 marzo 2005 | Brescia, Museo di Santa Giulia

a cura di M. Goldin

L'esposizione si compone di oltre 100 dipinti e intende segnare il cammino che ha portato Claude Monet, presente con oltre sessanta dipinti, da una visione di impianto descrittivo e naturalistico fino alla dissoluzione dentro la materia, la luce e il colore del dato di natura, rappresentato dalla Senna. Fiume che, fin da certe prove degli anni sessanta del XIX secolo, resta come un vero filo rosso entro la sua opera, segnandone molto spesso le svolte più importanti e decisive, testimoniate in mostra da una gran quantità di esempi e di veri capolavori che offrono al visitatore la possibilità di seguire il suo procedere verso una interiorizzazione dell'immagine. La Senna diventa, poco per volta, la lente per intendere la grandezza e l'evoluzione del pittore, fino alla serie celebre, tra 1896 e 1897, dedicata ai Mattini sulla Senna, quando la visione partecipata del reale sta già virando entro il territorio della dissoluzione delle forme, verso una realtà ormai tutta interiore. Per questo motivo, grande importanza avrà proprio la sezione finale, “Il fiume come artificio”, dedicata al giardino incantato di Giverny. Monet giunge addirittura a deviare il corso del fiume per creare, nella sua mente prima ancora che nella realtà, proprio l'artificio della natura. Dunque le ninfee, lo stagno, il ponte giapponese, saranno la trascrizione nuova di ciò che nei decenni precedenti la Senna aveva rappresentato per lui, con tutti i mutamenti importanti che già nell'ultimo decennio del XIX secolo intervengono. Ma per rendere la mostra ancor più completa e storicamente organizzata, verranno presentati, al suo principio, dieci dipinti di Corot e Daubigny, i pittori che costituiscono, prima dell'impressionismo, il vero punto di partenza, sempre sul tema della Senna, anche per Claude Monet. E a fare da corona all'opera di Monet saranno, attraverso circa 40 dipinti, Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte, pittori che, pur avendo iniziato la loro ricerca nei pressi di quella di Monet, scelsero poi strade diverse. Da questo confronto emergerà certo la loro grandezza, ma anche il senso finale di questa esposizione: far intendere come Monet si sia portato, con il grande capitolo delle Ninfee, entro i confini di una regione nuova, ormai pienamente novecentesca. Nel terreno cioè dello sprofondamento psicologico della visione e della pittura.