Mondrian

28 ottobre 2006 - 25 marzo 2007 | Brescia, Museo di Santa Giulia

a cura di Freed Leeman e Marco Goldin

Un’occasione davvero unica, per la scena italiana, questa mostra su uno dei più grandi artisti del XX secolo: Piet Mondrian. Un’esposizione possibilegrazie alla generosa collaborazione del Gemeentemuseum dell’Aia – dove è ospitata la più grande collezione delle opere di Mondrian – e grazie a prestatori privati e ad altri musei che collaboreranno per far sì che la mostra documenti in modo esauriente il percorso pittorico dell’artista. Un centinaio di opere illustrano l’intera ricerca di Mondrian, dai suoi esordi come paesaggista, nel filone del realismo tradizionale olandese della Scuola dell’Aia, fino alle figure geometriche con striscie nere che intersecano piani bianchi, linee che delimitano quadrati rossi, gialli e blu, le opere per cui è più noto. Il luminismo – versione olandese del fauvismo – gli aveva indicato il modo per svincolare il colore dalla sua connotazione realistica verso una geometrizzazione delle forme, in una ricerca essenzialmente diversa da quella cubista, che pure l’aveva influenzato a Parigi, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Mondrian non considerò mai l’arte come un esercizio puramente visivo o formale e il suo modo di pensare – mai completamente svincolato dal retaggio culturale e religioso olandese – gli rese impossibile separare la forma dai suoi contenuti spirituali e persino morali.
È stata questa, infatti, la cifra stilistica che ha connotato la sua pittura negli anni venti, anni in cui portò a pieno compimento la sua ricerca verso l’astrazione in una serie stupefacente di lavori. Di alcuni di essi rimarcò la concretezza appendendoli come rombi. Ma persino in questi quadri-scacchiera così radicali, è evidente il suo desiderio irresistibile di affidarsi a variazioni intuitive e minime rispetto ai principi-base che regolano la sua pittura.
La peculiarità di Mondrian non fu solo la sua capacità di realizzare una sempre maggior purezza meditata della linea pittorica, portando questo processo alle sue conseguenze più estreme; la sua grandezza fu anche l’accettazione di un rinnovamento continuo, anche se questo poteva significare distruggere i principi precedenti, e rimettere in discussione la funzione da lui attribuita alla linea.