Millet. Sessanta capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston

22 ottobre 2005 - 19 marzo 2006 | Brescia, Museo di Santa Giulia

a cura di George T. M. Shackelford e Marco Goldin

Una mostra eccezionale, tale da poter occupare anche da sola la scena del progetto espositivo bresciano. Per la prima volta in Italia una rassegna importante, per numero delle opere esposte – sessanta – e per qualità delle stesse, dedicata a Jean-François Millet, uno dei giganti della pittura europea a metà del XIX secolo. Il Museum of Fine Arts di Boston, che possiede la più grande collezione al mondo di opere di Millet, concede in prestito tutti i suoi capolavori, tra dipinti, pastelli e disegni. Niente è escluso, a cominciare dal Seminatore. E già evocando questo nome, si capisce perché la mostra di Millet si svolga nel 2005, nel tempo stesso, cioè, di quella in cui sono comprese tante opere di Van Gogh. Il pittore olandese che tanto ha tratto, per la formazione della sua personalità artistica, del suo disegno e della sua pittura, dalla figura di Millet. Tanto che addirittura una sezione della mostra su Gauguin e Van Gogh è intitolata al rapporto tra lo stesso Van Gogh e Millet. Sarà quindi incredibilmente possibile confrontare, nella stessa sede di Santa Giulia, a pochi passi le une dalle altre, le opere di Van Gogh e quelle di Millet, che per il primo sono state fonte imprescindibile di ispirazione. La selezione dei sessanta capolavori permette di ricostruire un quadro esatto della produzione dell’artista, dalle prime opere datate agli inizi degli anni quaranta fino a quelle del penultimo anno della sua vita, il 1874. Sarà così possibile per la prima volta rendersi conto della maturazione del suo linguaggio, ingiustamente qualificato come il creatore dell’epopea dei campi. L’interesse della mostra è tutto dunque nella possibilità di verificare le varie fasi della vita di questo artista che, dalla cosiddetta “maniera fiorita” dei primi tempi. passa, nella seconda metà degli anni quaranta, alla scoperta e celebrazione sentita della vita dei contadini, per ritornare, verso l’ultimo tempo della sua vita a una contemplazione pura della natura. Da ultimo, non sarà minore la sorpresa del visitatore nell’ammirare i pastelli di Millet che, proprio intorno alla metà degli anni sessanta, raggiungono forse i vertici qualitativi della sua produzione tutta. Anche questo, la possibilità di riscoprire in Millet l’eccellente disegnatore, prima ancora che il grande pittore, è un altro dei motivi di orgoglio nel proporre al pubblico italiano, per la prima volta, le sue opere più importanti. Un avvenimento che, davvero, non ha precedenti per l’Italia.