Giorgio Celiberti. La Passione e il Corpo della Storia

Giorgio Celiberti. La Passione e il Corpo della Storia

Ravenna, Museo Nazionale | 5 ottobre 2014 - 11 gennaio 2015

A cura di Antonella Ranaldi e Giovanni Granzotto

L'opera densa di pathos e vigore,
l'originale abilità dell'uso delle forme e dei materiali:
il Museo Nazionale ospita 38 lavori del maestro friuliano

L'evocazione e l'appartenenza: l'opera diventa un veicolo introspettivo, dove il presente assume i contorni del motore dominante. Dal 5 ottobre fino all'11 gennaio 2015, il Museo Nazionale di Ravenna ospita la mostra “Giorgio Celiberti. La Passione e il Corpo della Storia”, composta da 38 opere di Giorgio Celiberti, pittore e scultore segnato negli ultimi anni da un'evoluzione mistica delle sue opere, eredità di un turbamento doloroso nella sua espressione, già evidente con i lavori legati al dramma storico dei lager durante il Nazismo.

I Muri, le Stele e le Finestre e i graffiti in bianco e nero de La Passione sono i protagonisti della produzione di Celiberti nell'esposizione ravvenate. I primi, i Muri, dominati dalla materialità degli intonaci, gli strati grattati e i segni incisi che evocano la passione infantile dell'artista per i graffiti; le Stele e le Finestre che caratterizzano la produzione del Celiberti nelle suggestioni cromatiche e sostanziali che evocano un'arte antica, arricchita da una visione contemporanea. E quindi La Passione, un'opera monumentale di 9 metri, che come descrive uno dei curatori della mostra, Giovanni Granzotto, “possiede il vigore, la potenza e la freschezza di un’opera giovanile, e il pathos e la profondità del respiro di un’opera matura”.

La mostra di Ravenna, a cura di Antonella Ranaldi, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, e Giovanni Granzotto, organizzata da Il Cigno GG Edizioni in collaborazione con lo Studio d’Arte GR e sponsorizzata dal Gruppo Euromobil, espone anche altre opere dai titoli evocativi come Lager e tabelle e Notte al ghetto degli anni Settanta, quando Celiberti esprimeva il dolore della storia: lavori che hanno portato Italo Calvino a definire la pittura dell'artista come ritratti del “peso doloroso della vita”.

Giorgio Celiberti, il turbamento di un'innovatore
“Apprezzo immensamente l'impetuoso amore della sua pittura”
(Fortunato Bellonzi sull'opera di Giorgio Celiberti)

 

Le origini

Giorgio Celiberti nasce ad Udine nel 1929, comincia giovanissimo a dipingere e appena diciottenne partecipa alla Biennale di Venezia del 1948. Frequenta a Venezia il Liceo artistico e lo studio di Emilio Vedova. Sulle orme dello zio Modotto, si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con i maggiori rappresentanti della cultura figurativa d’oltralpe. Inizia così una serie di viaggi che rimarranno fondamentali per la sua formazione: a Bruxelles, con una borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione, a Londra, negli Stati Uniti, in Messico, a Cuba, in Venezuela.

Il lager di Terezin

Nel 1965 accade un fatto destinato a modificare in senso radicale la sua arte. Visita il lager di Terezin, vicino Praga. L’impatto con questo luogo d'origine a una serie di opere di drammatica espressività astratta. In tale periodo comincia ad interessarsi anche di scultura: cavalli e cavalieri, gatti, uccelli, capre, infine stele e bassorilievi che ricordano remote pietre tombali incise di enigmatiche iscrizioni.

Le mostre

Celiberti ha partecipato alle più significative manifestazioni d’arte in Italia e all’estero: alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, al Premio Esso, al Premio Burano, Marzotto, Michetti, La Spezia, San Marino, Autostrada del Sole, al Premio Internazionale del Fiorino, alla mostra della Nuova Pittura italiana in Giappone. Oltre un centinaio le mostre personali. Tra le più significative quelle alla Galleria Art Vivant di Parigi (1953); alla Galleria del Pincio di Roma (1955,1957); Galleria ’63 di New York (1963); Galleria Bergamini di Milano (1960,1962,1969); Galleria Astrolabio di Roma (1966,1972); Galleria Johannes Vermeer di Delft (1978); Istituto Italiano di cultura di Tel Aviv (1982); Fondazione Pagani diMilano (1984); Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1989); Gran Palais di Parigi (1989); all’Art London di Los Angeles (1989); Galleria Forni di Bologna (1990); Sala Pares Barcellona (1990); Salone di Settembre a Venezia (1992); Museo di Zagabria (1998); Angel Orensanz foundation di New York (1998); Prom Gallery di Monaco di Baviera (2011); Casa dei Carraresi di Treviso (2012); Palazzo della Cancelleria di La Valletta (2012).