riccardo licata

Riccardo Licata è uno dei casi più interessanti dell’arte italiana. La sua formazione è avvenuta a Venezia dove giunse giovanissimo per intraprendere gli studi all’Accademia di Belle Arti e dove ancora oggi vive, alternando lunghi periodi di soggiorno nella sua casa di Parigi, città nella quale, nel 1957, venne chiamato come assistente di Severini alla Ecole Italienne d’Art per poi diventare professore dell’Atelier Italien de Mosaïque, alla Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts. Sino a quel momento Licata partecipa attivamente alla vita artistica della sua città manifestando una grande versatilità creativa che lo condurrà a sperimentare e diversificare le tecniche pittoriche tradizionali assieme al mosaico, all’incisione e alla lavorazione del vetro. La ricerca di un segno grafico e pittorico originale e privo di connotazioni figurative, lo ha condotto giovanissimo a manifestare il proprio interesse per l’arte astratta, divenendo, nel volgere di pochi anni, uno degli artisti più richiesti dal mercato e stimati dalla critica. Le sue partecipazioni alle Biennali d’Arte di Venezia, iniziate nel 1952 e proseguite complessivamente per sette edizioni, lo affacciarono sulla scena dell’arte internazionale ricevendo da subito consensi. Del suo modo assai personale di dipingere ebbe a scrivere che: “I miei studi e le mie esperienze mi hanno portato a concepire l’arte in una forma personale. Cerco di dipingere la vita come se scrivessi il mio diario: tutto ciò che intellettualmente e sensorialmente m’interessa lo traduco nella mia pittura. Penso di essere un pittore della realtà e della verità perché ciascuno dei miei segni o colori o spazi è relativo ad un impulso dettato da un preciso avvenimento o pensiero o sensazione o emozione”. La conoscenza dei fratelli Lucchetta avvenne attraverso la mediazione di Giovanni Granzotto che da alcuni anni segue l’attività espositiva dell’artista organizzando mostre di rilievo nazionale e internazionale grazie anche al supporto dell’Euromobil. I Lucchetta conoscevano il lavoro di Licata da molto tempo, senza però che vi fosse una relazione diretta con l’artista. La prima vera occasione di stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione avvenne nel 2000 quando Euromobil contribuì a sostenere il progetto di una mostra che poneva a confronto l’astrazione di Ennio Finzi con quella di Riccardo Licata nelle sedi del Castello Cinquecentesco dell’Aquila e poi di Villa Pisani a Strà di Venezia. Nel 2006 i Lucchetta decisero di dedicare a Licata il calendario aziendale del 2007. Le dodici immagini e la scelta della copertina avvenne in totale sintonia con l’artista che ricorda la facilità nell’intendersi con i Lucchetta: “Arrivarono a Venezia nel pomeriggio e in brevissimo tempo concordammo la scelta delle opere. Si trattava di un album di acquerelli degli anni ottanta e novanta, da cui ne scegliemmo sette. Rimasi favorevolmente colpito dalla loro rapidità di decisione e al contempo della loro flessibilità. Non avrebbero disposto alcuna autorizzazione alla stampa senza che prima non avessero valutato la mia approvazione, che naturalmente ebbero subito; nel loro agire ho potuto notare una grande determinazione e una forma illimitata di rispetto verso il mio lavoro. Aspetti che reputo fondamentali nella vita, anche di un pittore. La determinazione mi è servita sin da quando giovanissimo ho voluto tenacemente intraprendere questo mestiere, nonostante non avessi ricevuto l’approvazione di mio padre. Ho sempre lavorato molto e continuo ancora oggi a farlo, con la stessa passione e lo stesso amore che avevo un tempo. E’ importante, direi fondamentale per la mia vita, poter dipingere e disegnare di continuo. Ancora oggi porto sempre con me i taccuini da viaggio che mi accompagnano dovunque e che mi permettono di colmare questo mio bisogno irrefrenabile di dare corpo ai miei pensieri, di registrare gli eventi della quotidianità e le emozioni scaturite dalla natura. Anche il rispetto per la mia attività, che i fratelli Lucchetta hanno mostrato di avere, è una modalità dello spirito che è significativamente importante nella vita e per ciascun lavoro, anche e soprattutto in quello artistico. Difatti la vita di un pittore è una scelta morale nel senso della purezza, della convinzione, della ostinazione sulle forme del pensiero, della perseveranza stilistica, della probità professionale, della onestà del concetto, del tendere ad una interiorità più profonda, nel senso di un lavoro dello spirito, di un’autentica missione culturale (al di fuori però della religione) e dell’impegno dell’individuo nei domini del pensiero e nei suoi rapporti con la società. La vita del pittore è difficile , ci vuole molta tenacia e coraggio per lottare e per tenere, ma la libertà, la sincerità, l’autenticità, la generosità, la possibilità di esprimersi e la creazione danno al pittore il sentimento interiore di un comportamento positivo”.