mario raciti

Nato a Milano il19 aprile 1934, Mario Raciti inizia a dipingere giovanissimo, affiancando alla pittura un grande interesse per la poesia e per lo studio della musica. Si laurea in giurisprudenza, ma dopo due anni di pratica legale, decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura. Partecipa al Premio San Fedele nel 1963 e nel 1964, anno della sua prima personale alla Galleria Il Canale di Venezia. È in quest’occasione che si creano i primi preziosi contatti: con Marchiori, che d'ora in poi seguirà il suo lavoro, con Valsecchi, prodigo di incoraggiamenti, con Modesti, Sanesi, Vivaldi. Dal 1968 al 1994 collabora con la Galleria Morone 6 di Milano, in un susseguirsi di mostre personali e partecipazioni a collettive in tutta Italia. Fuori dalla nuova figurazione degli anni sessanta, i suoi primi quadri hanno titoli emblematici: Faro, Giostra, Tunnel, Spiritelli, Viaggio, anche se tutta la sua produzione successiva si orienterà soprattutto intorno a nuclei di ricerca significativi. Dal 1969 al 1983 nascono le Presenze-Assenze, lavori in cui è ravvisabile una progressiva rarefazione dell'immagine che si trasforma sempre più in intreccio di ombre colorate o bianche, mentre lo spazio diviene il reale protagonista della tela. Intorno al 1983, lontano dalla transavanguardia e derivati, Raciti inaugura un nuovo "ciclo": Mitologie. Qui, il desiderio di espressione, non vincolato a una ricerca esclusivamente formale, si unisce alla ferma convinzione che solo il segno possa esprimere il "mito", ossia quel'immagine che agisce a livelli inconsci e che, proprio grazie all'ambiguità, all'allusività del segno, può riemergere come verità profonda, come "sogno" che giunge da un "altrove", che è quello delle profondità umane interiori. Un’interiorità che, nel caso di Raciti, è intimamente legata alla ri¬cerca pittorica, e che testimonia l'interro¬gazione del poeta dinanzi all'insondabile mistero dell' esistenza. Numerose, in questi anni, le sue partecipazioni a mostre collettive e, nel 1986, alla Biennale di Venezia con sala personale e alla Quadriennale di Roma, mentre nel 1989 allestisce una personale con 45 opere al Padiglione d'Arte contemporanea di Milano. Dal 1993 un nuovo ciclo di opere, Misteri, prosegue e porta a più estremi risultati gli esiti del percorso precedente. Le presenze figurali che in Mitologie pote¬vano emergere, grazie a una sorta di memoria ancestrale, qui si caricano di una valenza inquietante, si trasformano in baluginii di luce-colore, di segni che, nel loro apparire malinconico, alludono al limite del conoscibile, al sostanziale mistero in cui è immersa la psiche umana. Dal 1998, affianca, alla pittura su tela, il pastello secco come tecnica esclusiva. Una tecnica quanto mai congeniale e in sintonia con la ricerca del ciclo Misteri: il pastello, infatti, consente di "sfarinare" l'immagine, allontanarla e, nel contempo, farla affiorare da una profondità che evoca un altrove, un ignoto, nel quale l'immagine vaga come una memoria così dilatata e profonda, da non poter apparire completamente.