Claudio Verna

Nel 1957 si iscrive alla Facoltà di Sociologia di Firenze, ed entra in contatto con gli artisti dell'astrattismo. Nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Numero di Firenze. Dopo le prime prove astratte, abbraccia l'informale. Nel 1961 si sposta a Roma dove approfondisce gli strumenti della propria ricerca artistica. Nel 1967 riprende ad esporre con una mostra alla Galleria Il Paladino di Palermo. L’anno seguente ha personali allo Studio Arco d'Alibert di Roma, alla Galleria Il Sagittario di Bari e alla Galleria Flori di Firenze mentre nel 1970 espone, con una personale, alla XXXV edizione della Biennale di Venezia.
Sono gli anni della cosiddetta 'pittura analitica' quando l’artista compie una profonda analisi linguistica sulla pittura: le sue coordinate strutturali, i suoi strumenti e i suoi materiali. E' un ritorno al grado zero della pittura, ad una prassi minima ed elementare del dipingere. Le opere della fine degli anni Sessanta presentano grandi superfici monocrome spezzate da linee dall'andamento irregolare. Successivamente prevarrà il binomio geometria-colore: i valori dominanti sono quelli della cromia (anonima, satura, à plat), della cornice e del rapporto, spesso sfasato, tra tela, telaio e superficie dipinta.
Durante tutti gli anni Settanta gli vengono dedicate numerose personali: nel 1970, Galleria dell'Ariete, Milano; nel 1971, Galleria Editalia, Roma e Galleria Ferrari, Verona; nel 1972, Galerie M, Bochum; nel 1973 e 1976, Galleria del Milione, Milano; nel 1975, Studio Condotti 1985, Roma; nel 1976 e 1977, Galleria La Bertesca, Genova; nel 1977, Galerie Arnesen, Copenhagen e Galleria Malborough, Roma 1977; nel 1978, Galleria Il Sole, Genova; nel 1979, Galleria La Polena, Genova.
Nello stesso decennio partecipa a prestigiose mostre collettive: nel, 1970, Biennale de Peinture, Menton; nel 1971, Biennale del Mediterraneo, Alessandria d'Egitto; nel 1973, X Quadriennale di Roma; 1973, Un futuro possibile - Nuova Pittura, Palazzo dei Diamanti, Ferrara; Museum of Philadelphia; Kunsthalle, Düsseldorf; nel 1974, Museo di Oslo; nel 1975, Empirica, Rimini e Museo di Castelvecchio di Verona; Nordjyllands Kunstmuseum, Aalborg; Fyns Kunstmuseum, Odensee; nel 1977, Galleria d'Arte Moderna, Torino; nel 1978, Triennale di Nuova Delhi. Espone inoltre alle edizioni della Biennale di Venezia del 1978 e del 1980.
A partire dalla fine degli anni Settanta l’artista libera la propria pittura degli ultimi residui concettuali, da quel pensare il quadro che lo tratteneva ancorato al rigore dell'analisi, a favore di un approccio più libero e lirico del colore e del ritmo. Le pennellate rapide e incisive si mostrano nella loro gestualità. Il colore è vivido, viene campito a zone, a macchie che fluttuano e si sovrappongono.
Alla fine degli anni Ottanti e durante gli anni Novanta gli vengono dedicate importanti antologiche: nel 1988, Museo di Gibellina; nel 1994, Galleria Comunale di Spoleto; nel 1997, Musei Civici-Pac di Ferrara; nel 1998, Palazzo Sarcinelli a Conegliano.