bruno donadel

La frequentazione dei temi del mondo rurale in Donadel (Pieve di Soligo, 1929) non risponde ad un intento realistico, né esprime una volontà di documentazione, ma offre una lettura della civiltà contadina in qualche modo più profonda, perché accompagnata dagli echi emozionali che questo contesto fa risuonare nell’interiorità di un protagonista, echi che risultano capaci di aprire significativi spiragli sui vissuti antropologici ed esistenziali. Bruno Donadel si rivolge al mondo contadino con amore e amarezza al tempo stesso, rimpianto e rammarico, apologia e rimprovero. La sua adesione ad esso è totale ed egli sa metterne in evidenza i valori di spontaneità, autenticità, vicinanza alla natura, ma non lo idealizza e lo presenta anzi come un mondo aspro e contrastato, di dura fatica, cupa rassegnazione, chiusura fatalistica. La sua etica è quella della devozione per questa forma di vita e al tempo stesso della pietà per la sofferenza che essa racchiude. L’aver saputo esprimere l’ambivalenza di questi sentimenti con uno stile efficace e originale è il merito di questo artista e una delle ragioni della sua fama.